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21 marzo 2011

Acqua virtuale, tutta l'acqua che non vediamo ma che consumiamo


Bere un caffè. Un piacere quotidiano che ogni persona in tutto il mondo, soprattutto in Italia, condivide e si concede. Facciamo un mini sondaggio: quanta acqua pensate di consumare bevendo una tazzina di caffè? 40 cl? 50? E se vi dicessi che servono 140 litri di acqua virtuale per una tazzina di caffè?
No, non ne ho bevuti troppi: per una normale tazza di caffè servono chicco più, chicco meno, 7 chicchi di caffè per la cui produzione totale necessitano 140 litri di acqua.
E' proprio così. Tutti noi non consumiamo l'acqua solo bevendola o facendo la doccia. L'acqua è utilizzata per produrre anche tutto ciò che consumiamo, come cibo, carta, vestiti. In sostanza il consumo idrico non si limita all'acqua che si vede, ma anche a tutta quell'acqua virtuale e in qualche modo nascosta, necessaria alla produzione e al commercio di cibo e merci.

Si chiama, infatti, acqua virtuale la voce a cui corrisponde tutta quell'acqua che viene utilizzata per ottenere un prodotto. Se pensiamo ai nostri consumi idrici, dobbiamo valutare anche questo consumo indiretto.
Non si consuma acqua solo sotto la doccia, se ne consuma anche per esser messi in condizione di mangiare un panino o per recarsi a lavoro. Il concetto d’acqua virtuale racchiude tutta l’acqua utilizzata per l’intera filiera dalla produzione al consumo diretto.
Il consumo italiano di acqua potabile di una famiglia media è di circa 200 ml'anno, ma solamente una minima parte è utilizzata effettivamente per bere e cucinare. La diretta conseguenza di ciò, è che ognuno di noi ha un'impronta idrica. Che cos'è? Si tratta semplicemente di un indicatore che consente di calcolare l’uso di acqua, prendendo in considerazione sia l’utilizzo diretto che quello indiretto del consumatore o del produttore. L’impronta idrica di un individuo, di una comunità, di un’azienda è definita come il volume totale di acqua dolce utilizzata per produrre i beni e i servizi consumati da quell’individuo, comunità o impresa. La propria impronta idrica di acqua virtuale, affiancata all'acqua "visibile" consumata (rappresentata in tabella), rappresenta il consumo totale di acqua di ogni individuo.


Ogni volta che utilizziamo lo sciacquone del wc, sprechiamo dai 10 ai 15 litri d'acqua.

Purtroppo la consapevolezza da parte della gente della propria “impronta idrica” è, però, estremamente scarsa, come fa notare Informambiente:
La maggior parte delle persone non ha idea di quanta acqua sia necessaria a produrre le cose che consuma – spiega l’autore dello studio Brad Ridoutt, dell’Australia’s Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization, al sito di Scientific American – la produzione di cibo ed energia ad esempio sono responsabili di quasi il 90% del consumo d’acqua nel mondo”.
Secondo Ridoutt, è importante anche il modo con cui si calcola il consumo di acqua: nel suo studio il ricercatore ha preso in esame una confezione di un sugo pronto popolare in Usa e un sacchetto piccolo di M&M’s, calcolando per ogni ingrediente il ‘water footprint’, ovvero l'impronta idrica. Il risultato è stato che per coltivare pomodoro, aglio, cipolla e zucchero contenuti in 50 centilitri di sugo servono 200 litri d’acqua, mentre per il popolare snack ne occorrono ben 1135.
"I pomodori però sono coltivati in climi caldi e secchi, e l’acqua impiegata per annaffiarli è la stessa che si usa per bere – precisa l’esperto -. D’altra parte invece cacao e noccioline crescono in climi temperati dove le piante assorbono l’acqua direttamente dal terreno. Con queste considerazioni, il sugo pronto in realtà consuma 10 volte l’acqua degli M&M’s.”

La tabella in calce all'articolo, indica chiaramente il consumo di acqua virtuale per parecchi alimenti che consumiamo quotidianamente.
Prima che qualcuno sobbalzi dalla sedia e arrivi a conclusioni dicendo che ragionando in questo modo non dovremmo più consumare e vivere, voglio chiarire un concetto: non voglio né essere paranoico circa i consumi giornalieri, né tanto meno limitare il consumo di caffè, o che pensiate a quanta acqua state consumando mentre vi godete una fetta di cocomero, o un piatto di pasta, o mentre vi muovete con la vostra automobile, o addirittura mentre fate una fotocopia in ufficio. Il mio intento è solo fare un invito ad un consumo responsabile, ragionato e soprattutto consapevole, in modo tale da cercare di far capire che quando si butta via del cibo non consumato con superficialità, o quando ci si sposta in macchina per pochi metri, o addirittura quando si cestinano fogli di carta riutilizzabili, non si sta buttando via e sprecando solo il bene in sé, ma anche litri e litri d'acqua che sta già diventando l'oro del futuro.


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